Lavorare in Carraro

Cosa significa lavorare in Carraro? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Michieletto, plant manager di Campodarsego a Padova.

Lavorare in Carraro, la storia di Alberto

Cosa significa lavorare in Carraro? Lo abbiamo chiesto a un nostro collaboratore interno, Alberto Michieletto, plant manager di Campodarsego a Padova. Alberto ha 45 anni, e da 13 anni fa parte del team Carraro. Laureato in ingegneria meccanica, ora è direttore dello stabilimento produttivo padovano. La sua è stata una crescita professionale che in pochi anni, l’ha portato a ricoprire posizioni sempre più di responsabilità all’interno dell’azienda.

Come è iniziata la sua carriera in Carraro?
È iniziata nel luglio 2005, 13 anni fa, in modo casuale. In quel momento lavoravo in un’altra azienda, un amico mi segnalò che in Carraro cercavano degli ingegneri di produzione. Così decisi di candidarmi e dopo alcuni colloqui entrai nel team.

Qual è stato il suo percorso dentro a Carraro?
Sono stato assunto come responsabile di produzione nell’area delle lavorazioni meccaniche di Campodarsego (Padova). Successivamente ho ricoperto il ruolo di responsabile dell’ingegneria di processo, e dopo 4 anni sono tornato alla produzione prendendo tutto il manufacturing. Dal 2014 ho preso la responsabilità del plant.

Quale mansione ricopre al momento e con quali responsabilità?
Sono plant manager, ovvero il direttore dello stabilimento di Campodarsego. Sono sotto la mia responsabilità quindi l’area di produzione, la logistica, la qualità e l’ingegneria del processo. Sono responsabile anche della sicurezza sul lavoro.

Qual è la competenza più importante da avere per ricoprire un ruolo come il suo?
L’aspetto più difficile del mio lavoro è gestire e motivare le persone, ed è una competenza necessaria in tutti i ruoli che ho ricoperto negli anni: saper ascoltare le persone, dialogare con loro, trovare la frequenza giusta per far lavorare tutti al meglio. La gestione delle persone è un’attività difficile, ma è basilare per raggiungere gli obiettivi aziendali. E’ una cosa che non si impara sui banchi dell’università, ma si impara “sul campo”. 

Che tipo di percorso formativo ha seguito per ricoprire questo ruolo?
Sono laureato in ingegneria meccanica e la mia formazione prettamente tecnica si è rivelata fondamentale visto che Carraro è un’azienda metalmeccanica. Altre competenze me le sono costruite con l’esperienza in azienda, svolgendo il mio lavoro quotidiano, traendo lezioni da i miei capi e colleghi. Molto importante anche la formazione specifica che l’azienda mi ha permesso di fare presso enti formativi esterni, per esempio in campo “finance” e l’aiuto di mio fratello, che è psicologo, e mi ha consigliato molte letture di approfondimento sul tema della gestione delle persone.

Ci racconta la giornata tipo di un responsabile di stabilimento?
È molto variegata, è difficile tratteggiare una giornata tipo. Diciamo che inizia con la prima mattinata dedicata all’analisi dei report di produzione, efficienza e fatturato, elaborati durante la notte. Segue poi la riunione di produzione con tutti i primi livelli dello stabilimento, un incontro molto operativo e rapido che però è un’occasione per condividere le problematiche principali. Da quel momento la giornata può avere mille sviluppi, dalla visita di un cliente, all’incontro con un fornitore, passando per i vari temi da approfondire in ambito qualità, produzione e costi. Diciamo che la giornata tipo rimane una giornata tipo fino alle 9:00.  

Cosa le dà più soddisfazione nel suo lavoro?
Vedere nuovi progetti realizzati. Intendo qualsiasi tipo di progetto: impianti e macchine nuove, attività di espansione del plant, come l’ultima che stiamo realizzando e cioè il nuovo magazzino a Campodarsego, progetti di miglioramento di ogni tipo. Quando l’idea diventa concreta e funziona, dà soddisfazione. È molto soddisfacente inoltre vedere la crescita delle persone in azienda. Persone che entrano in azienda partendo dal basso e in pochi anni arrivano a ricoprire ruoli importanti. 

Quale clima lavorativo si respira nella sua area?
La produzione è un’area in cui c’è molta pressione, perché siamo il cuore operativo dell’azienda. Tuttavia c’è un clima costruttivo, di collaborazione e supporto reciproco pur nella dialettica quotidiana tra le varie funzioni. Penso che in un’azienda grande come Carraro è fondamentale creare un gruppo forte e coeso per affrontare tutte le sfide di breve e lungo termine.

Se pensa a Carraro quali parole le vengono in mente?
Famiglia. Carraro è un’azienda familiare e la famiglia ha una forte presenza simbolica e fisica. La seconda parola è sfida, perché negli anni abbiamo affrontato molte sfide, prima di tutto quello di essere un gruppo relativamente piccolo che fornisce colossi del mondo delle macchine agricole e da costruzione. La terza parola è innovazione. Per me Carraro è sempre stata un’azienda all’avanguardia, lo pensavo anche prima di farne parte. Abbiamo il desiderio, la voglia e la necessità di essere innovativi.

Come si immagina la Carraro del futuro?
Il mercato, i clienti e i fornitori ci chiedono sempre più velocità ed efficacia, prezzi bassi e maggior livello di servizio e 360°. Dobbiamo essere rapidi senza appesantire il lavoro quotidiano delle persone. Mi immagino un’azienda agile e veloce, poca forma e molta sostanza. Un’azienda dalla struttura non gerarchizzata in modo rigoroso, ma con tanti centri di responsabilità a basso livello più facilitati nella gestione delle attività quotidiane e capace di essere più creativa e maggiormente rivolta al futuro.  

Lavorare in Carraro significa quindi condividere passione, obiettivi e valori comuni, cercando di mantenere un dialogo aperto e integrativo. La storia di Alberto Michieletto è un esempio di crescita professionale all’interno di un’azienda che offre grandi possibilità di carriera. Vuoi far parte anche tu del mondo Carraro? Consulta le offerte di lavoro oppure invia la tua candidatura spontanea.

Ultima modifica: 25 marzo 2019